L’osservazione dei pianeti ad occhio nudo e con piccoli strumenti

Tutti i pianeti girano attorno al Sole descrivendo orbite ellittiche che giacciono su dei piani poco inclinati tra loro. Per questo motivo i pianeti si possono cercare, con una certa approssimazione, lungo l’eclittica, ovvero la linea immaginaria tracciata apparentemente dal Sole nel cielo nel corso dell’anno. Caratteristica peculiare dei pianeti è la dimensione apparente. Di mese in mese la distanza tra la Terra e gli altri pianeti cambia e, conseguentemente, cambia la loro dimensione apparente. Ciononostante la dimensione apparente di un pianeta è sempre abbastanza grande e non risente (per un’osservazione ad occhio nudo) della rifrazione e della turbolenza atmosferica; in pratica la sua luce appare fissa contrariamente a quella delle stelle che appare pulsante o tremolante.

Mercurio

Mercurio ruota attorno al Sole in 88 giorni. Ciò implica l’inesistenza di un periodo particolarmente lungo per la sua osservazione. Essendo un pianeta interno è sempre angolarmente vicino al Sole, quindi, per la sua osservazione, occorre attendere le massime elongazioni riportate sulle riviste; peraltro anche alle massime elongazioni (28° dal Sole) Mercurio appare abbastanza basso sull’orizzonte e i densi strati dell’atmosfera ne impediscono una buona visione. L’osservazione con piccoli telescopi va compiuta col Sole ancora sopra l’orizzonte o appena è tramontato. E’ utile a tal fine l’ausilio di un binocolo per rintracciarlo. La luce di Mercurio è bianca con una lieve sfumatura grigia. Per chi possiede un telescopio con cerchi graduati può montare il filtro solare davanti l’obiettivo e puntare il sole, poi trovare il pianeta conoscendo le differenze in ascensione retta e declinazione tra i due.

Venere

E’ in assoluto l’oggetto più luminoso del cielo. La sua magnitudine apparente supera il valore -4. I periodi di migliore visibilità sono quando il pianeta si trova alle massime elongazioni e l’aria è relativamente poco perturbata dall’insolazione e dalla tramontana. Con l’ausilio di un binocolo da venti o più ingrandimenti o con un piccolo telescopio, se ne scorgono le fasi. Il colore di Venere è tipicamente bianco-azzurro. Le massime elongazioni del pianeta sono riportate nei periodici in edicola mensilmente.

Marte

Con Marte iniziano i pianeti esterni, ovvero posti oltre l’orbita della Terra. Questo pianeta è inconfondibile per la sua colorazione arancione-rossiccia, tipica della sua superficie che è ricca di ossidi di ferro. Poichè è un pianeta relativamente piccolo, non è particolarmente luminoso (solo durante le opposizioni favorevoli) e quindi il principiante può trovare qualche difficoltà a scorgerlo; si consiglia l’uso di una rivista astronomica. In queste riviste vengono riportate le posizioni dei pianeti e delle costellazioni in cui si trovano e conoscendo tali costellazioni l’individuazione risulta più semplice. Per apprezzare le caratteristiche della superficie (colorazioni scure, calotte polari, ecc.) è necessario l’uso del telescopio, meglio se rifrattore.

Giove

Dopo Venere è l’oggetto più luminoso (magnitudine media -2). E’ ben visibile quasi tutto l’anno (generamente meglio nel periodo estivo) e si riconosce con facilità per il notevole diametro apparente. La sua luce va dal bianco alla tonalità giallo pallido. Con un binocolo 10×50 già si intravedono i quattro satelliti galileiani (Io, Europa, Ganimede e Callisto). Con un piccolo telescopio a 40 ingrandimenti è nitidamente visibile la sfumatura delle bande più scure nei pressi dell’equatore.

Saturno

Anche per questo pianeta è opportuno consultare una rivista astronomica che ci indichi la sua posizione tra le stelle. Il suo colore varia dal grigio pallido al giallo pallido. La forma allungata degli anelli si apprezza o con un piccolo telescopio (50-60 ingrandimenti) o con un binocolo potente. Titano, il suo satellite più grande, si apprezza già con un binocolo 12×50.

Urano, Nettuno e Plutone

Per la loro notevole distanza dalla Terra, questi pianeti (ad eccezione di Urano) non sono visibili ad occhio nudo ne’ con l’ausilio di comuni binocoli. Di fatto non si osservano nel senso che non se ne scorgono le caratteristiche superficiali anche ad alto ingrandimento. Utile ed interessante è compiere una serie di disegni e/o foto per rappresentare il moto di questi pianeti rispetto alle stelle che appaiono fisse sullo sfondo. Al telescopio Urano è inconfondibile per il suo colore azzurro.

Il Sole

Per osservare e fotografare il Sole è necessario munirsi di un filtro apposito da collocare davanti al telescopio o all’obiettivo fotografico. Non bisogna mai osservare il Sole ad occhio nudo o con filtri rudimentali perchè si può perdere la vista. Evitate anche filtri che si collocano sotto gli oculari, (spesso a corredo degli strumenti più economici all’atto dell’acquisto) perchè in quel punto la luce solare viene focalizzata e può provocare dilatazioni tali da spaccare il filtro con conseguente danneggiamento degli occhi. L’osservazione del Sole è mirata all’individuazione delle “macchie solari“. Detta attività osservativa può rappresentare un utile strumento scientifico purchè venga condotta sistematicamente nel corso degli anni tramite l’annotazione costante delle macchie in apposite schede osservative che permettono la registrazione del loro moto sulla superficie (si ricorda che anche il Sole ruota su se stesso e quindi anche le macchie si spostano). Le macchie solari mostrano una zona centrale molto scura ed una zona periferica più chiara, di colore grigio, chiamata penombra; solitamente appaiono organizzate in gruppi.

La Luna

L’osservazione della Luna, unico satellite naturale della Terra, è un ottimo allenamento per la successiva osservazione planetaria. Riuscire a scorgere e mettere a fuoco particolari dettagliati della superficie lunare allena l’occhio ed impratichisce all’uso del telescopio. La fotografia ed il disegno sono propedeutici per la fotografia planetaria e del profondo cielo. La Luna va osservata durante le fasi quando i crateri, gli altipiani ed i solchi superficiali mostrano la propria ombra. Sono le ombre infatti che fanno apprezzare la tridimensionalità e la profondità esaltando spesso anche i dettagli più piccoli. La linea di demarcazione tra la zona illuminata e quella oscura si chiama “terminatore“, l’area di “investigazione” in cui si concentrano le ombre più lunghe. Interessante per l’astrofilo, a scopo di ricerca o di studio, è il fenomeno delle “librazioni lunari“, movimenti del satellite che consentono di vedere periodicamente anche alcune zone del suo lato nascosto. Un fenomeno suggestivo è quello della “luce cinerea” che consente di vedere tutto il disco lunare durante le prime fasi, prima e dopo la “Luna nuova” (piccola e sottile falce). Il fenomeno è causato dalla riflessione della luce solare sulla superficie e sull’atmosfera terrestre che, agendo come specchio, illumina il disco lunare sul lato oscuro, ovvero sul lato rivolto verso il nostro pianeta.

Luce cinerea

Luce cinerea

Le comete

Abbastanza significativo è il disegno della chioma e dei getti gassosi se questi oggetti si trovano nelle vicinanze della Terra. In questi casi con un piccolo strumento e con meno di 100 ingrandimenti si possono vedere le formazioni gassose più appariscenti. Se fatti con rigore, questi disegni possono assumere valore scientifico, perchè contribuiscono alla conoscenza della forma e del moto del corpo cometario. Molte comete sono state scoperte a livello amatoriale con l’ausilio di binocoli.

Congiunzione su Tolfa (Rm) il 25 giugno 2005. Pentax 75/500. Posa di 5s su Fuji Velvia 50

Congiunzione di Mercurio, Venere e Saturno su Tolfa (Rm) il 25 giugno 2005. Pentax 75/500. Posa di 5s su Fuji Velvia 50

~ di grandegiove su 11 maggio 2009.

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